Il comune può erogare somme in luogo di beni e servizi per le spese varie d’ufficio delle scuole

 Parere Avvocatura dello Stato 5 marzo 2004 Avvocatura Distrettuale dello Stato
Firenze
Partenza n. 6116 Cons. 9586/04 Avv.Cortigiani
Oggetto: Richiesta di parere inoltrata da 4 istituzioni scolastiche provinciali
A: UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE – CENTRO SERVIZI AMMINISTRATIVI
UFFICIO LEGALE – PRATO
Premesso che la nota emarginata è pervenuta priva di una parte dei testo e che, soprattutto, non è pervenuta la determinazione conclusiva della Conferenza dei Servizi, si osserva, in linea generale, che la normativa in vigore, che pone a carico dell’Ente locale le “spese normali di gestione” e le “spese varie di ufficio e per l’arredamento” delle Istituzioni Scolastiche non sembra escludere, di per sé, la possibilità che a tanto si provveda con un modello organizzativo che veda la fornitura da parte dell’Ente, non direttamente dei beni o servizi, ma delle risorse finanziarie per la relativa acquisizione.
In disparte ogni considerazione sulla maggiore o minore opportunità di tale meccanismo (che sembra gradito dalla maggior parte delle Scuole della provincia) si osserva che lo stesso presuppone comunque il consenso delle Amministrazioni interessate.
Il problema è, allora, se tale consenso possa essere acquisito attraverso una conferenza di servizi con deliberazione assunta a maggioranza.
Al riguardo si osserva che la Conferenza di Servizi nella sua ipotesi più ricorrente, è volta all’esame comune, e all’acquisizione di pareri, concreti, nulla-osta relativi ad un singolo procedimento nel quale siano coinvolti, a vario titolo, interessi di più Amministrazioni.
Ma (art. 14 comma 3 L. 241/90) è prevista la possibilità della Conferenza anche nel caso di più procedimenti amm.vi connessi relativi a medesimi attività o risultati.
E proprio questo appare essere il caso in esame, nel quale, a ben vedere, si ha la cognizione unitaria dei vari procedimenti amm.vi relativi alle spese delle singole scuole.
Il successivo art. 14 quater, come sostituito dalla L. 340/00, nell’introdurre, in sostanza, il principio della decisione a maggioranza nell’ambito della Conferenza, non distingue fra le diverse ipotesi in cui la conferenza stessa può essere convocata.
Se ne deve concludere, ad avviso della Scrivente che, non ricorrendo nella specie alcuna delle ipotesi di cui all’art. 14 quater comma 3, la determinazione finale, in quanto conforme al parere della maggioranza degli intervenuti sia impegnativa per tutti. Ciò non toglie che i dissenzienti possono impugnare la suddetta determinazione, in quanto eventualmente direttamente lesiva dei loro interessi, ma, nella specie, essendosi svolta la conferenza in data 2.12.03, e portando la delibera comunale la data dei 10.12.03, un eventuale gravame degli Istituti dissenzienti (che non potrebbe comunque essere formulato dalla Scrivente stante il conflitto di interessi con gli altri istituti consenzienti) sarebbe giudicato tardivo.
Per quanto attiene all’ulteriore problema sottoposto la Scrivente condivide quanto osservato dall’istituto: l’art. 8 L. 124/99 si limita al trasferimento di personale dai ruoli degli Enti locali a quelli statali, nell’ottica di una ripartizione delle competenze fra Stato e Enti locali che accolla al primo tutte le spese per il personale, ma non fa il minimo accenno alle relative funzioni, e le spese per i materiali di pulizia sembrano rientrare fra i “servizi” di cui all’art. 159 d.lgs. 297/94 e le “spese varie di ufficio” di cui all’art. 3 L. 23/96.
Corre l’obbligo di segnalare, peraltro, che pur non occupandosi espressamente della questione la nota sentenza n. 4944/00 della S.C. in tema di T.A.R.S.U. nella parte in cui enuncia un principio generale di suddivisione fra spese inerenti a fabbricati e spese per l’esercizio, dell’attività scolastica e dichiara “di stretta interpretazione” le deroghe a tale principio contenute nella L. 23/96 sembra porsi in contrasto con la suddetta interpretazione.
L’Avvocato dello Stato Gianni Cortigiani
L’Avvocato Distrettuale Luigi Andronio