La refezione scolastica non è diritto allo studio?

Il TAR della Lombardia con sentenza 556/2018  , ritenendo inammissibile un ricorso presentato da alcuni genitori non morosi contro l’espulsione dal servizio degli alunni morosi, si è espresso sulla configurazione giuridica del servizio di ristorazione scolastica.

Il Tribunale afferma che “i servizi presi in considerazione della deliberazione impugnata, ed in particolare la refezione scolastica, su cui si appuntano le maggiori attenzioni dei ricorrenti, non sono riconducibili al diritto all’istruzione, essendo piuttosto strumentali all’attività scolastica. Il servizio di refezione scolastica è, infatti, un servizio pubblico locale “a domanda individuale” (T.A.R. Piemonte, sez. I, 31 luglio 2014, n. 1365). Da ciò consegue che l’ente locale non ha alcun obbligo di istituire ed organizzare tale servizio, ma se decide di istituirlo è tenuto ad individuare il costo complessivo del servizio e a stabilire la misura percentuale finanziabile con risorse comunali e quella da coprire mediante contribuzione degli utenti.”

La sentenza non convince in quanto, se è vero che nei modelli didattici con uno o più rientri pomeridiani il tempo della mensa non è tempo scolastico (non rientra nelle 24, 27, 30 ore di attività didattica), è anche vero che nel modello ampiamente diffuso del tempo pieno il tempo della mensa rientra nel tempo scolastico (40 ore settimanali) e la sua frequenza, da parte dell’alunno, è necessaria per ottemperare al debito orario settimanale dovuto.