L’autonomia scolastica fondamento del successo formativo

 Nota Miur 17 maggio 2018, n. 1143 Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerca
Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione
Oggetto: L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo di ognuno.
L’educazione e l’istruzione sono diritti fondamentali dell’uomo e presupposti indispensabili per la realizzazione personale di ciascuno. Essi rappresentano lo strumento prioritario per superare l’ineguaglianza sostanziale e assicurare l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione.
È evidente che in questo periodo storico, colmo di criticità, contraddizioni ma anche di grandi opportunità, convivono enormi differenze culturali, sociali ed economiche per ciò che concerne le possibilità di benessere e di qualità della vita.
In tale contesto il sistema educativo e di istruzione rappresenta “(…) il fulcro dello sviluppo sia della persona che della comunità; il suo compito è quello di consentire a ciascuno di sviluppare pienamente il proprio talento e di realizzare le proprie potenzialità” (J. Delors, Nell’educazione un tesoro).
Per questo la scuola è il luogo dove il diritto all’educazione e all’istruzione diventa dovere e responsabilità per la cittadinanza attiva. La scuola del nuovo millennio tiene conto di due dimensioni equamente importanti: da una parte, la cura e il dovere di riconoscere l’unicità delle persone e rispettarne l’originalità e, dall’altra, la capacità di progettare percorsi educativi e di istruzione personalizzati nell’ambito del contesto classe, in un delicato equilibrio fra persona e gruppo, in una dinamica che si arricchisce dei rapporti reciproci e della capacità di convivenza e rispetto civile.
Laddove l’istituzione scolastica perda di vista la persona per il sistema, o viceversa, rischia di divenire uno “(…) strumento di differenziazione sempre più irrimediabile” (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa).
Il Regolamento dell’Autonomia scolastica, D.P.R. 8 marzo 1999, n. 275, all’articolo 4 descrive le scuole come le istituzioni che “(…) concretizzano gli obiettivi nazionali in percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di lutti gli alunni, riconoscono e valorizzano le diversità, promuovono le potenzialità di ciascuno adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo”.
Anche la Legge 13 luglio 2015, n. l 07 e i successivi decreti legislativi rafforzano ulteriormente l’autonomia scolastica “(…) per garantire il diritto allo studio, le pari opportunità di successo formativo” (comma L, articolo l, Legge 13 luglio 2015, n.107) nonché il riconoscimento e la valorizzazione dei talenti di ognuno. Tale finalità costituisce l’obiettivo principale del sistema scuola del nostro Paese.
Nello svolgimento di questa funzione, le istituzioni scolastiche possono avvalersi di tutti gli strumenti di pianificazione strategica previsti dalla normativa, sia a livello di scuola che di singola classe. Detti strumenti sono di supporto alle scelte didattiche, educative ed organizzative per la definizione e concretizzazione di curricoli verticali che possano essere percorsi da ciascuno con modalità diversificate in relazione alle caratteristiche personali.
Si tratta di “cucire un vestito su misura per ciascuno” con attenzione e cura, per cui le forme di flessibilità dell’autonomia scolastica costituiscono la “cassetta degli attrezzi” per promuovere “(…) il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione” (articolo l, Decreto Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275).
Gli atti formali di documentazione, condivisione e valutazione delle scelte dell’autonomia scolastica, quali ad esempio il Rapporto di Autovalutazione (RAV), il Piano triennale dell’offerta formativa (PTOF) e il Piano di Miglioramento (PdM) nonché quelli di “personalizzazione” dei percorsi, devono essere coerenti ed essenziali, senza sovrapposizioni che facciano perdere di vista il fine ultimo della progettazione: il successo formativo di tutti.
Quando allo strumento si attribuisce un valore tale da identificarlo quasi con il fine, si rischia di assistere ad una scuola che tende a categorizzare e modellizzare, non attribuendo il giusto spazio alla riflessione professionale, collegiale e ai percorsi di ricerca azione nel contesto di riferimento.
La scuola ha il dovere di garantire una proposta di educazione e di istruzione di qualità per tutti, in cui ciascuno possa riconoscere e valorizzare le proprie inclinazioni, potenzialità ed interessi, superando le difficoltà e i limiti che si frappongono alla sua crescita come persona e come cittadino: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui
passerà tutta la sua vita a credersi stupido” (aforisma attribuito a Albert Einstein).
Anche la Circolare n. 8 del 6 marzo 2013, con la quale si dava diffusione del documento del Ministro pro-tempore presentato in occasione del Seminario nazionale “La via italiana all’inclusione scolastica. Valori, problemi e prospettive”, rientrava in un’ottica di attenzione al singolo alunno: cogliendo il dibattito internazionale in corso fra i Paesi con una diversa dimensione culturale di inclusione rispetto all’Italia e introduceva nel panorama del nostro sistema di educazione e di istruzione la definizione di BES che l’OCSE definisce Special Education Needs.
L’intento era indurre il personale scolastico ad una maggiore presa in carico anche degli studenti che non fruissero delle tutele della Legge 5 febbraio 1992, n. 104 e della Legge 8 ottobre 2010, n. 170, attraverso il riconoscimento del disagio, anche temporaneo, fisico, psicologico, economico o sociale e la conseguente realizzazione di percorsi di flessibilità e di pratiche di individualizzazione e di personalizzazione nella progettualità educativa e didattica.
La citata nota suggeriva alcuni fra gli strumenti di progettazione, condivisione e documentazione ritenuti adeguati al perseguimento del successo formativo degli alunni con BES che, per diverse cause, manifestassero varie forme di disagio/svantaggio. La documentazione proposta, seppur utile a condividere scelte e finalità, ha spesso appesantito l’attività scolastica tanto da essere intesa da molti docenti alla stregua di meri processi burocratici, rischiando così di rafforzare la percezione dei genitori che tali atti e procedure possano assicurare un diverso livello di presa in carico di alcuni alunni; in realtà l’impegno della funzione docente deve essere equo e di qualità per tutti e, per questo, diversificato secondo i diversi bisogni educativi di ciascuno: “Non c ‘è nulla che sia più ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali” (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa).
Il docente è chiamato a svolgere la propria professione affinché tutti e ciascuno raggiungano il successo formativo nella ricchezza e opportunità di essere parte di un gruppo classe che fruisce del valore aggiunto di un ambiente di apprendimento e di socializzazione educativa. Guardare la classe solo come un insieme di singole persone tralascia la dimensione sociale e l’acquisizione di importanti competenze relazionali strettamente connesse con la sfera dell’autonomia, della responsabilità e della capacità di saper “prendersi cura”: “I care” di Don Milani.
Si tratta di non ridurre i traguardi da raggiungere, nell’ambito degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e formazione, ma di favorire, progettare ed accompagnare percorsi diversi, affinché ne sia garantito il loro conseguimento.
Già nel 2013 con nota prot. n. 2563 del 22 novembre, questo Ministero ha sentito la necessità di sottolineare come la personalizzazione degli apprendimenti, la valorizzazione delle diversità e lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno fossero garantiti, prima di tutto dalla Costituzione, ma anche dalle disposizioni di cui al DPR 8 marzo 1999, n. 275 a cui la circolare n. 8/2013 offriva alcuni strumenti di lavoro a disposizione dei docenti, nel rispetto della libertà di insegnamento.
L’autonomia funzionale delle istituzioni scolastiche, del resto, comporta scelte condivise dalla comunità educante, maturate nei luoghi di partecipazione, riflessione e formalizzazione previsti dalla normativa quali, ad esempio, il collegio dei docenti, il team docenti e il consiglio di classe, oltre che l’adozione di strumenti e di tempi per la progettazione curricolare, sia per il singolo alunno, che per la classe e per la scuola.
È evidente, per quanto detto, che il dirigente scolastico assume un ruolo determinante per la qualità dell’offerta formativa: egli, infatti, nello svolgimento della sua funzione esplica “(…) autonomi poteri di direzione, di coordinamento e di valorizzazione delle risorse umane” per effettuare scelte che assicurino il perseguimento “della flessibilità, della diversificazione, dell’efficienza ed efficacia del servizio scolastico” (articolo 25 del Decreto Legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e articolo l del Decreto Legislativo 6 marzo 1998, n. 59).
Tale ruolo si manifesta anche tramite il riconoscimento dei luoghi essenziali di scelta, partecipazione e condivisione, quali gli organi collegiali, nonché nella possibile semplificazione ed essenzialità degli strumenti di progettazione e di riflessione, con un utilizzo funzionale dei documenti, ad esempio verbali e delibere.
È possibile quindi favorire un’utile razionalizzazione che serva a riconoscere e valorizzare le risorse professionali e strumentali, a ridurre la sovrapposizione di interventi e di documentazione, talvolta, fra loro, anche poco coerenti, nella relazione tra l’agito e il dichiarato.
Quanto detto affinché i docenti possano dedicare la propria professionalità per ricercare e approntare ambienti di apprendimento in grado di perseguire il successo formativo per tutti, evitando adempimenti talvolta avulsi dalla didattica e dalla promozione dell’apprendimento nel rispetto dei ritmi di crescita e delle inclinazioni di ciascuno. Tutto ciò ponendo in essere le profonde potenzialità delle dinamiche relazionali dove le diversità sono utili strumenti di crescita, aiuto reciproco, fondamenta per la costruzione dell’identità personale e del gruppo classe.
È necessario riavviare un confronto professionale che superi la tendenza a distinguere in categorie le specificità di ognuno, con il rischio di attuare la personalizzazione prevalentemente mediante l’utilizzo di strumenti burocratici e di mero adempimento per sviluppare, invece, proposte che tengano conto della complessità, della eterogeneità e delle opportunità formative delle classi. La Legge 13 luglio 2015, n. 107 e i successivi Decreti legislativi hanno rilanciato l’autonomia
scolastica, con nuove risorse e modalità organizzative, per rispondere realmente alle esigenze educative, di istruzione e di formazione di un territorio. La finalità è quella di promuovere il “fare scuola di qualità per tutti”.
Personalizzare i percorsi di insegnamento-apprendimento non significa parcellizzare gli interventi e progettare percorsi differenti per ognuno degli alunni delle classi, quanto pensare alla classe, come una realtà composita in cui mettere in atto molteplici modalità metodologiche di insegnamento-apprendimento, funzionali al successo formativo di tutti.
Ogni singola realtà scolastica può essere considerata come un laboratorio permanente di ricerca educativa e didattica nella quale, in un percorso di miglioramento continuo, il personale scolastico trova riconoscimento e crescita professionale adeguati alle sfide sempre più complesse che si presentano.
Oggi il contesto normativo è notevolmente modificato: si è assistito ad un’ importante crescita culturale e sono stati introdotti nuovi assiomi di riferimento, nuove risorse professionali, economiche e strutturali affinché a ciascuno sia data la possibilità di vedersi riconosciuto nei propri bisogni educativi “normali”, senza la necessità di ricorrere a documenti che attestino la problematicità del “caso”, fermo restando le garanzie riconosciute dalla Legge n. l 04/1992 e dalla Legge n.170/2010.
I docenti e i dirigenti che contribuiscono a realizzare una scuola di qualità, equa e inclusiva, vanno oltre le etichette e, senza la necessità di avere alcuna classificazione “con BES” o di redigere Piani Didattici Personalizzati, riconoscono e valorizzano le diverse normalità, per individuare, informando e coinvolgendo costantemente le famiglie, le strategie più adeguate a favorire l’apprendimento e l’educazione di ogni alunno loro affidato. In questa dimensione la soluzione al problema di un alunno non è formalizzarne l’esistenza, ma trovare le soluzioni adatte affinché l’ostacolo sia superato.
Dopo aver per tanti anni acquisito una sensibilità legata all’individuazione e alla gestione dei Bisogni Educativi Speciali, ora le nostre comunità educanti possono andare oltre: progettare modi nuovi di fare scuola che aiutino ciascuno a scoprire e a far crescere le proprie competenze e capacità, maturare la consapevolezza che “apprendere” è una bellissima opportunità fortemente legata alla concretezza e alla qualità della vita.
La dispersione non va recuperata, ma evitata: lo studente che trova nella scuola risposte ai propri bisogni educativi, di istruzione e di espressione personale, non andrà incontro a insuccesso, demotivazione e infine abbandono.
Si ritiene, quindi, necessario, in previsione del rinnovo del Piano Triennale dell’Offerta Formativa, proporre alle SS.LL. di avviare nei collegi docenti, nei dipartimenti disciplinari, nei consigli di classe e di interclasse, una riflessione sull’evoluzione del contesto normativo ed organizzativo della scuola italiana, anche dando impulso a momenti di scambio professionale per la valorizzazione delle competenze e la promozione di attività di ricerca-sperimentazione didattica.
In continuità con il processo di partecipazione già avviato da questo Ministero, le istituzioni scolastiche potranno, attraverso la condivisione della presente nota, operare nell’ottica descritta di semplificazione, ottimizzazione delle procedure e valorizzazione della professionalità docente.
Tutto ciò al fine di elaborare curricoli verticali e di assicurare la predisposizione di ambienti di apprendimento coinvolgenti c partecipati oltre che di scelte didattiche efficaci ed ineludibili per far crescere nuove generazioni di cittadini consapevoli, ciascuno con i propri talenti, capacità e competenze, che prendano in carico il cambiamento sostenibile del Paese per un futuro migliore.
IL CAPO DIPARTIMENTO Rosa De Pasquale