In arrivo 10 milioni per le mense scolastiche biologiche

 Sono 48 i comuni italiani che per l’anno in corso si suddividono il fondo di 10 milioni di euro  previsto dall’articolo 64, comma 5-bis del Dl 50/2017 e destinato alle mense scolastiche che sono qualificate come biologiche e risultano iscritte nell’apposito albo, nel rispetto dei criteri e delle modalità indicati nel  decreto interministeriale 18 dicembre 2017 numero 14771.

Il fondo di 10 milioni viene ripartito in base al numero complessivo dei pasti erogati annualmente e ha lo scopo di ridurre i costi a carico delle famiglie per il servizio di refezione e di promuovere il consumo di prodotti biologici e sostenibili per l’ambiente nell’ambito della ristorazione scolastica.

Per ottenere la qualificazione di mensa scolastica biologica con l’apposito marchio identificativo di base e poter conseguire l’iscrizione nell’apposito elenco che consente di accedere alle risorse del fondo, è necessario utilizzare nella produzione dei pasti destinati alle scuole le seguenti percentuali minime, in peso, di materie prime di origine biologica:

– per frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (esclusi  succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine la percentuale minima deve essere del 70%;

– per uova, yogurt e succhi di frutta del 100%;

– per o prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne, pesce da acquacoltura del 30%.

Rispetto alle percentuali sopraindicate sono ammesse deroghe non superiori al 20%, che devono essere adeguatamente motivate.

Viene prevista anche una certificazione di eccellenza dove per frutta, ortaggi, legumi, prodotti trasformati di origine vegetale (escl. succhi di frutta), pane e prodotti da forno, pasta, riso, farine, cereali e derivati, olio extravergine, la percentuale diventa del 90%; per uova, yogurt e succhi di frutta del 100% e per prodotti lattiero-caseari (escl. yogurt), carne, pesce da acquacoltura del 50%. In questo caso le deroghe non possono essere superiori al 10%.

Il risultato 2018 è deludente

I pasti per il 2018 risultano 11.198.836 e pertanto il valore del contributo sarà di 0,89295 euro pro capite, cioè per ciascun pasto fornito agli alunni nei 48 comuni destinatari del fondo di 10 milioni. Si tratta di un contributo procapite certamente elevato in quanto il numero dei comuni con mense biologiche risulta alquanto ridotto, ben al di sotto delle aspettative.

Si consideri che oltre il 50% del fondo va agli otto comuni dell’Emilia-Romagna che nell’insieme percepiscono 5,2 milioni di euro, distanziando la Toscana con i suoi 1,2 milioni e la Lombardia con 1,1 milione di euro. Intere regioni non presentano neppur un comune con mensa scolastica biologica. Mancano all’appello regioni come il Piemonte, la Campania, la Calabria ed anche la Sicilia che, paradossalmente, è il territorio con la maggiore produzione di alimenti biologici.

Si rendono pertanto necessarie delle verifiche per accertare se la bassissima presenza dei comuni nel novero delle mense biologiche dipende da una comunicazione che è risultata per molti versi carente nel prospettare le modalità per ottenere il marchio “bio” e i vantaggi che ne derivano. O se, invece, la strada per la diffusione del biologico nelle scuole italiane si sta rivelando ancora impervia, di difficile percorrenza per problemi legati ai costi delle forniture, a difficoltà nell’organizzazione delle stesse o a problematiche specifiche legate alla riprogettazione e gestione del servizio di ristorazione.

Di certo le percentuali minime di utilizzo delle materie prime biologiche necessarie per acquisire la qualificazione, stabilite nel decreto  interministeriale, risultano piuttosto elevate soprattutto per alcune tipologie di prodotto e possono comportare un aumento dei costi di produzione dei pasti difficilmente sostenibile per le casse dei comuni che si trovano in difficoltà, e non sono pochi, nel far quadrare i rispettivi bilanci. Ciò può aver disincentivato diversi comuni ad impegnarsi per incrementare l’impiego di alimenti biologici nelle proprie mense, in modo da conseguire il marchio “bio”. Ma vi sono anche comuni che probabilmente attendono di portare a termine i contratti in corso ed avviare successivamente la riorganizzazione del servizio di ristorazione per ottenerne al qualificazione biologica.

In questo quadro nazionale piuttosto deludente per lo stato delle mense biologiche, i 48 comuni portano a casa un risultato di tutto rispetto a favore della propria utenza, a cui possono assicurare per l’anno in corso una riduzione consistente nell’importo delle tariffe dei pasti.

Sempre più biologico nelle mense scolastiche

Ciò che garantirà gli incrementi più significativi delle derrate alimentari nelle mense scolastiche non sarà tanto il decreto sopracitato sulla qualificazione biologica del servizio di ristorazione scolastica, in quanto la richiesta di far parte dell’apposito elenco per partecipare alla ripartizione del fondo di  10 milioni di euro rappresenta un atto volontario da parte dei comuni.

Quello che non sarà volontario, ma diventerà un obbligo per tutti i gestori diretti o indiretti, pubblici o privati, delle mense scolastiche, è ciò che viene previsto nel decreto, in via di definizione, relativo ai Criteri ambientali minimi (CAM) per l’affidamento del servizio di ristorazione scolastica, che prevede percentuali piuttosto elevate di prodotto biologico da impiegarsi obbligatoriamente nella preparazione dei pasti a scuola.

Non mancheranno i problemi nell’applicazione di questi CAM. Certamente la prima attuazione del decreto dovrà essere attentamente monitorata e verificata negli esiti, per valutarne la sostenibilità da parte di tutti i soggetti, pubblici e privati, che provvedono alla ristorazione scolastica.

Se, da una parte, è necessario assicurare una buona sostenibilità nella progettazione e gestione delle mense scolastiche, dall’altra, non si può sottovalutare la possibilità che i nuovi criteri creino diversi problemi di sostenibilità ai comuni nel rispondere positivamente a quanto prescritto, pur affrontando la questione con impegno. Non è affatto scontato che in tutte le contrade della nostra Penisola le forniture biologiche siano facilmente accessibili nelle quantità e qualità richieste, che i costi aggiuntivi siano contenuti e non interferiscano più di tanto sul costo complessivo del servizio e che le famiglie siano in grado di adeguarsi pacificamente, coi tempi che corrono, ad una maggiore spesa per la mensa dei figli a scuola. La ristorazione scolastica resta un servizio a domanda individuale con un costo solo in parte coperto dalla contribuzione dell’utenza e soprattutto posto a carico del bilancio comunale.

La stragrande maggioranza dei comuni italiani si troveranno nella condizione di dover impiegare per la prima volta gli alimenti biologici nella preparazione dei pasti e lo dovranno fare secondo le percentuali indicate nei CAM, con una prospettiva di aumento dei costi non da sottovalutare e in diversi casi difficile da gestire rispetto alle problematiche di contenimento della spesa pubblica e/o dell’aumento delle contribuzioni richieste alle famiglie.

Auguriamoci che le criticità che si presenteranno siano affrontate dagli attori istituzionali in campo (ministeri, autonomie locali e istituzioni scolastiche) con spirito collaborativo, senza forzature, adottando la necessaria flessibilità nel perseguire finalità condivise.

 

Giovanni Faedi, già dirigente del Settore Istruzione e del Servizio di ristorazione scolastica nei comuni di Cesena ed Ancona, fa parte del Tavolo tecnico che presso il Ministero della Salute ha il compito di aggiornare le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica, ospedaliera e assistenziale. Come tecnico rappresentante dell’Associazione Nazionale dei Comuni italiani ha seguito la concertazione che ha portato alla definizione del decreto che regolamenta le mense biologiche e stabilisce un fondo annuo di 10 milioni per contenere il costo dei pasti biologici a carico delle famiglie e per promuovere il consumo di prodotti biologici e sostenibili per l’ambiente nell’ambito dei servizi di ristorazione scolastica. Al momento fa parte del gruppo di lavoro che presso il Ministero dell’Ambiente partecipa alla definizione dei Criteri Minimi Ambientali (CAM) per la ristorazione scolastica.